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I filtri: riporre, avvitare e non rigare

I filtri sono le cose più piccole di una valigetta astronomica e le più facili da rovinare, da perdere o da avvitare sul barilotto sbagliato al buio.

Una collezione di filtri cresce in silenzio e diventa ingestibile attorno ai sei pezzi.

Tienili in una valigetta con alloggiamenti contrassegnati

Avvitare un filtro al buio presuppone di sapere quale si ha in mano al tatto o dalla posizione. Una valigetta con posizioni etichettate, lette una volta a luce rossa, lo risolve in modo definitivo.

Avvitali sull’oculare, non sul diagonale

Salvo diversa indicazione del costruttore. Tiene il filtro insieme all’oculare a cui si addice ed evita di consumare la filettatura del diagonale a forza di cambi.

Non stringere troppo

Sono filettature di alluminio su alluminio, e un filtro stretto con forza al freddo può essere molto difficile da togliere a caldo. Stretto a mano, e non di più.

Prendili dalla cella

Le impronte su un filtro si trovano direttamente nel cammino della luce di tutto ciò che sta dietro. La cella esiste per essere impugnata; il vetro no.

E conserva le scatoline

Le custodie di plastica in cui i filtri arrivano sono la migliore custodia che avranno mai. Buttarle è il motivo più frequente per cui un filtro finisce sciolto in una tasca di cappotto.

Le domande che continuano ad arrivare

Posso impilare i filtri?

Meccanicamente sì, e raramente è una buona idea: ciascuno aggiunge superfici, e due bande moltiplicate fra loro possono non lasciar passare quasi nulla. Quando un costruttore dichiara che una combinazione impilata è prevista, è un’altra cosa.

Perché il mio filtro ostacola un oculare corto?

La profondità della cella. Certe celle sono abbastanza profonde da arrivare alla lente di campo dentro un barilotto corto. Dove un costruttore pubblica la profondità, questo sito la riporta; dove non la pubblica, una prova a vuoto di giorno è l’unico modo di saperlo.

Ultima verifica 17 settembre 2026