L’ingrandimento è una divisione, non un numero su una scatola
I migliori oculari per telescopio per il 2026
L’oculare decide l’ingrandimento: la focale del telescopio divisa per quella dell’oculare. Un 25 mm su un telescopio da 900 mm dà 36×, un 10 mm 90×, un 4 mm 225×. Ma l’oculare decide anche il comfort, con due cifre che gli annunci pubblicano poco: il campo apparente, cioè quanto cielo l’occhio vede attraverso la lente, e l’estrazione pupillare, la distanza a cui l’occhio deve stare, decisiva con gli occhiali. In questa categoria quattro oculari su sei sono Plössl a quattro lenti, lo schema classico da circa 50° di campo: Omegon 25 mm, Bresser e Orbinar 10 mm, Astromania 8 mm. Più si accorcia la focale, più l’estrazione pupillare di un Plössl si riduce. Gli altri due sono diversi: lo SVBONY 4 mm asferico dà 62° in 42 g per 19,99 €, utile sui telescopi a focale corta; il Celestron X-Cel LX 12 mm ha sei elementi, 60° e una conchiglia pop-up, ed è l’oculare da tenere anni. Tutti usano il barilotto standard da 31,75 mm e sono filettati per i filtri. Il primo acquisto da fare, se il telescopio ha solo oculari corti, è un 25 mm per il campo largo.
Di Jean-Benoit Buisson