Norme
Le norme che decidono che cosa va con che cosa
Gran parte di ciò che fa combaciare due pezzi di attrezzatura astronomica viene da documenti o abitudini stabiliti da altri: un diametro di barilotto, una filettatura per filtri, un profilo a coda di rondine, una norma per guardare il Sole. Alcuni sono norme pubblicate e precise; molte cose che l’astronomia amatoriale chiama norme sono convenzioni senza alcun editore, e la differenza conta il giorno in cui due pezzi non combaciano. Ogni pagina dice di quale si tratta: che cosa fissa, che cosa non promette, con che cosa va d’accordo e quali categorie di questo sito ne dipendono.
Raccordi ottici
I barilotti da 31,75 e 50,8 mm, le filettature dei filtri ricavate al loro interno, la filettatura T2, il back focus e le sigle dei trattamenti ottici: che cosa fissa ciascuno e che cosa lascia aperto.
- Diametri dei barilotti degli oculari Un oculare è tenuto dal diametro del suo barilotto, e l’astronomia amatoriale si è fissata su due misure. La misura decide che cosa entra nel focheggiatore, non ciò che si vede.
- La filettatura T2 Dietro il focheggiatore, quasi tutti gli accessori fotografici astronomici convergono su un’unica filettatura. Fissa il modo in cui i pezzi si avvitano, non dove si forma l’immagine.
- Filettature dei filtri astronomici Un filtro non si innesta a scatto: si avvita in fondo a un oculare, a un diagonale o a un naso portaoculari. Le filettature di uso corrente sono due, perché due sono le misure di barilotto.
- Designazioni dei trattamenti ottici Trattato, multitrattato e interamente multitrattato non sono rafforzativi pubblicitari: ciascuna etichetta conta quante superfici aria-vetro sono state trattate, e con quanti strati.
- Back focus e distanza dal sensore La messa a fuoco è una posizione, non una regolazione. Dietro un correttore o un riduttore il sensore deve stare a una distanza dichiarata, e ogni pezzo in mezzo se ne prende una parte.
Interfacce di montatura
Le due code di rondine, Vixen e Losmandy, gli attacchi per cercatore che nessuno ha mai normato e le filettature da treppiede della ISO 1222: i raccordi che decidono che cosa si fissa a che cosa.
- Profili a coda di rondine Vixen e Losmandy Un telescopio si unisce alla montatura con una barra a coda di rondine serrata in una slitta. Due larghezze sono di uso corrente, non sono intercambiabili, e nessun ente di normazione ne definisce alcuna.
- Attacchi per cercatore Ogni telescopio porta un attacco per il proprio cercatore, e nessun documento ne fissa la forma. È il raccordo che più spesso trasforma un cercatore di ricambio in un soprammobile.
- Filettature di attacco al treppiede Sotto una testa di montatura, un adattatore per binocolo o un inseguitore stellare c’è una di due filettature, e a differenza di quasi tutti i raccordi dell’astronomia amatoriale queste due sono davvero normate.
Designazioni dei filtri
Che cosa designano davvero i nomi su un filtro, da dove viene un numero Wratten, e perché due filtri venduti sotto le stesse tre lettere possono lasciar passare bande diverse.
- Numeri dei filtri Wratten I filtri colorati si vendono con nomi vaghi e si numerano secondo un vecchio sistema fotografico. Il numero è la parte che significa la stessa cosa da un costruttore all’altro.
- Le designazioni UHC, O-III e H-beta I filtri per nebulose si vendono sotto una manciata di sigle brevi. Quelle sigle descrivono un’intenzione, non una misura, e ogni costruttore le realizza a modo suo.
Osservazione solare e marcature
La ISO 12312-2 citata dagli occhialini per le eclissi, che cosa copre e che cosa no, e la marcatura CE: una dichiarazione del costruttore, non un certificato di prova.
- ISO 12312-2, filtri per l’osservazione diretta del Sole Gli occhialini e i fogli per guardare il Sole a occhio nudo si vendono con riferimento a una norma internazionale. Che cosa copra, e che cosa no, va letto prima del giorno dell’eclissi.
- La marcatura CE e la dichiarazione che la sostiene La marcatura CE non è un premio né un risultato di prova. È una dichiarazione che il costruttore fa sul proprio prodotto, e sapere chi la fa spiega gran parte di ciò che il marchio dice.
Convenzioni di mercato
La sigla 70/700, l’ingrandimento sulla scatola, campo apparente ed estrazione pupillare, il diametro esterno del tubo, le sigle M, NGC e IC, le scale di Bortle e del seeing: abitudini condivise, non norme.
- Diametri esterni dei tubi dei telescopi Quasi tutto ciò che si serra attorno a un telescopio è dimensionato sull’esterno del tubo. Quella cifra non è l’apertura, è pubblicata più di rado, e ordinare sulla cifra sbagliata è il reso più frequente di questa categoria.
- Ingrandimento dichiarato Un ingrandimento stampato su una scatola è un calcolo corretto applicato a un oculare mal scelto. È l’unica cifra della categoria che non descrive nulla dello strumento.
- Campo apparente ed estrazione pupillare Un oculare dichiara un campo apparente in gradi e un’estrazione pupillare in millimetri. Sono due cifre utili, e nessuna delle due è definita da un documento comune.
- Notazione di apertura e focale Quasi ogni telescopio porta nel nome una coppia di cifre: l’apertura e la focale in millimetri. Insieme decidono più di tutto il resto dell’annuncio.
- La scala di Bortle Una scala a nove classi che descrive quanto è buio un sito, dal centro città al cielo in cui la Via Lattea proietta un’ombra. È la cifra che più di ogni altra prevede che cosa mostrerà una serata.
- Scale del seeing Il seeing decide quanto dettaglio sopravvive, e cambia di ora in ora. Due scale servono ad annotarlo, e numerano in versi opposti.
- Sigle dei cataloghi di oggetti Gli oggetti del cielo profondo prendono il nome dal catalogo in cui compaiono. Sapere da quale catalogo venga un numero spiega perché lo stesso oggetto ne porti due o tre.